A CURA DI STEFANO DONNO VICE PRESIDENTE DELLA CASA DELLA POESIA DI COMO

A CURA DI STEFANO DONNO VICE PRESIDENTE DELLA CASA DELLA POESIA DI COMO

domenica 8 novembre 2026

Nuper #24 a cura di Franco Manzoni ... Tutto + uno di Giuliano Raimondo (Marco Saya)

 

Lucente stella. Poesie scelte di John Keats a cura di Roberto Mussapi (Feltrinelli)

 




















“Via, via, voglio volare a te, non portato da Bacco e i suoi leopardi, ma sulle ali invisibili della poesia.” “Il Poeta è la più impoetica delle cose che esistono, perché non ha identità, è continuamente occupato a riempire qualche altro Corpo, il Sole, la Luna, il Mare e gli Uomini e le Donne... tutte creature naturali, naturalmente poetiche, ma il poeta no, non ha identità, è certamente la più impoetica di tutte le Creature di Dio.” Chi scrive queste parole in una lettera che diverrà un fondamento della conoscenza poetica è John Keats, morto a soli ventisei anni in una stanza di Piazza di Spagna, a Roma. Forse conscio della brevissima durata della propria vita, egli fu in pochi anni autore di un’opera vastissima, che esprime tutta la gamma della poesia. Dalle odi – celeberrime quelle all’Urna greca, al Sonno, all’Usignolo, a Psiche, alla Melanconia –, ai sonetti – i più importanti della lingua inglese dopo Shakespeare –, alla ballata, al poema, al dramma in versi. Sulla scia dei grandi poeti romantici inglesi, dal padre Coleridge ai contemporanei Byron e Shelley, la poesia di Keats è splendidamente lirica, ma racconta: egli è un grande narratore in versi, purissimi ma incalzanti. In questa raccolta antologica, curata da Roberto Mussapi, il lettore vedrà scorrere tutto il mondo, variegato e complesso, di John Keats, in una nuova traduzione d’autore che ne esalta la forza e la suggestione

Nella Bulgaria degli anni Settanta, la poesia di una bambina che cresce

Nella Bulgaria degli anni Settanta, la poesia di una bambina che cresce

sabato 7 novembre 2026

Nuper #23 a cura di Franco Manzoni ... su Non la fine, né il fine di Giovanni Parrini

 

Quanta strada nei miei sandali. Tutti i versi di Paolo Conte (Il Saggiatore)

 


















Talvolta, all’interno di una canzone, c’è un momento in cui le parole si staccano dalla musica e diventano qualcos’altro. È un istante raro, che capita solo nelle opere di certi artisti. In quelle occasioni, le parole lasciano scaturire dalle loro sillabe un paesaggio definito, un profumo inconfondibile, un colore inequivocabile. Fra i taumaturghi capaci di questo impossibile incantesimo, Paolo Conte ricopre un posto senza eguali. Questo libro, riveduto e corretto dallo stesso Maestro, costituisce un canzoniere poetico unico che raccoglie per la prima volta tutti i suoi versi, dall’esordio nel 1974 con «Questa sporca vita» fino a «El Greco» del 2021, passando per le immancabili «Azzurro», «Via con me», «Sotto le stelle del jazz». Di composizione in composizione, i versi di Paolo Conte ci trascinano in un altrove in bilico tra realismo e teatralità in cui bastano pochi tratti per trasformare anche la più bizzarra o ordinaria storia in sensualità, eros, fuga, nostalgia e memoria. Con ironia sottile e con una scrittura che attraversa lingue e registri diversi prende così corpo sulla pagina una geografia di oggetti e desideri. Dalla freschezza di un gelato al limone al dettaglio imprevisto di una giarrettiera rosa intravista sotto la gonna alzata dal vento, scopriamo mondi abitati da personaggi indimenticabili: mentre cade la pioggia, l’uomo del «Mocambo» ci invita a entrare nel suo locale, il «Diavolo rosso» sfreccia con la sua bicicletta e una «Topolino amaranto» ci ripara dal temporale. A cura di Manuela Furnari, con annotazioni dell’autore e due saggi critici di Marcello Verdenelli e Giulio Ferroni, "Quanta strada nei miei sandali" restituisce il ritratto di un artista dal talento autentico e ci conduce lungo la strada che ha plasmato l’immaginario di intere generazioni, lasciandoci con la polvere sotto le suole ad ammirare il giorno che tramonta e «si gonfia di ricordi».

martedì 27 ottobre 2026

Yousef dagli occhi azzurri e una poesia senza cinismi di Pasolini

Yousef dagli occhi azzurri e una poesia senza cinismi di Pasolini

LA POESIA COME COSMO CONTRO IL VUOTO DIGITALE: ESCE "BIANCANEVE SI È AMMALATA" DI ELENA GLAZOVA (a cura di Paolo Galvagni)

 Un viaggio distopico e sinestetico tra miti decostruiti, corpi mercificati e intelligenza artificiale firmato da una delle voci più radicali dell'arte visiva e performativa contemporanea.

LECCE / RIGA — Esce  per i tipi de I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno (collana di poesia slava contemporanea a cura di Paolo Galvagni) l'attesa raccolta poetica "Biancaneve si è ammalata" della pluripremiata artista e poetessa lettone Elena Glazova. Tradotto con maestria dallo slavista Paolo Galvagni, il volume rappresenta un vero e proprio terremoto linguistico ed estetico nel panorama letterario europeo odierno.

Nata a Riga e figura centrale della scena internazionale della poesia visiva e della sound-art, Elena Glazova offre con quest'opera una diagnosi impietosa e visionaria della società post-capitalista. La fiaba dei fratelli Grimm viene completamente riscritta e sovvertita: Biancaneve si ammala, viene sostituita da un ginoide imperfetto per mancanza di lubrificante, mentre la vera eroina fugge nella foresta solo per essere scambiata per un animale dal cacciatore e affidare il suo ultimo istante a una macchina fotografica Polaroid — l'ultimo baluardo d'originalità in un mondo di copie e flussi di dati algoritmici.

Biancaneve si è ammalata di Elena Glazova è un’opera radicale e spiazzante, una favola filosofica postmoderna che scardina i confini della poesia contemporanea. In un mondo in cui persino le fiabe vengono appaltate a ginoidi difettosi e l'amore si riduce a un match su un'app, l'autrice ed artista totale Elena Glazova costruisce un percorso visivo e sinestetico di inaudita potenza. Attraverso immagini disturbanti e folgoranti — dai polipi cerosi che fuoriescono dalle statue di vetro alla polaroid come estremo baluardo dell'originale contro la copia — il libro trasmette un'inquietudine lucida e magnetica. Un testo imprescindibile per chi cerca una letteratura che non consola, ma morde il reale. In sintesi il principium individuationis dell’opera di quest’autrice davvero singolare è la decostruzione dei miti culturali e fiabeschi nell'era digitale, il post-capitalismo, la mercificazione del corpo e l'estinzione del linguaggio. Il messaggio chiave sostiene che la scrittura non debba cedere alle lusinghe del mercato o del pubblico, ma farsi strumento radicale di auto-organizzazione e resistenza ontologica, trasformando il vuoto in un nuovo cosmo critico

Il volume si muove dunque agilmente tra suggestioni che uniscono la Genesi alla musica techno, Euripide a Pasolini, e le performance multimediali del gruppo "Orbita" alle nevrosi delle app di incontri. I testi non descrivono semplicemente il reale, ma lo scompongono attraverso una scrittura sinestetica in cui la materia densa (miele, olio, sangue, colature di vernice e polipi cerosi) si fa schermo pulsante. Come afferma l'autrice con la sua consueta intransigenza intellettuale: «La scrittura è un metodo di auto-organizzazione, attraverso cui il vuoto si tramuta nel cosmo. Orientarsi verso il pubblico è una variante di prostituzione».

Il curatore Paolo Galvagni sottolinea l'importanza di un'operazione culturale che porta in Italia una delle autrici più complesse e affascinanti dell'area baltica e russofono-europea, capace di fondere la tradizione della grande poesia russa con le tensioni estetiche dell'arte contemporanea globale. Con una veste grafica curata nei minimi dettagli da Mauro Marino presso il Fondo Verri di Lecce, il libro si candida a diventare un oggetto di culto per lettori colti, critici e amanti della letteratura di confine.

«Le immagini di Elena Glazova combinano in modo paradossale la densa tangibilità della materia con la mediazione dell'immagine: testi nei quali catene di immagini sono costruite come chiara consequenzialità narrativa ed esperimenti di favola filosofica postmoderna.» — Igor' Gubenko

 

la banalità del male

di colore arancione

le ombre grigie su metà volto

da qui una sfumatura grigia

compare la pensierosità

la mano nero-grigia

perché mai il male è banale

come questa rotazione

arancione del volto

la mano grigia

 il palmo roseo

la mano si gira col palmo

riluce di rosa

“lui ha compiuto il suo dovere

lui ha obbedito alla legge”

 

 

il curatore - Paolo Galvagni (1967). Laureato in Lingua e letteratura russa all'Università di Bologna, ha trascorso periodi di studio a Mosca, Minsk, Kiev e San Pietroburgo. Collabora con riviste e case editrici, per le quali traduce testi di poeti e narratori russi e ucraini, con specifica attenzione alla poesia contemporanea. Nel 2014 gli è stato assegnato il Premio “Andrej Belyj” (San Pietroburgo) per le traduzioni. Nel 2018 ha partecipato al Festival “Vasari” di Nižnij Novgorod (versioni di poeti italiani contemporanei in russo). Tra gli autori tradotti si ricordano M. Cvetaeva, A. Achmatova, S. Esenin, A. Blok, N. Kljuev, Vl. Majakovskij, L. Andreev, M. Gor’kij, Vl. Vysockij. Tra i contemporanei: E. Schwarz, V. Filippov, S. Zav’jalov, S. Stratanovskij, G. Ajgi, D. Grigor’ev, B. Ostanin. Si occupa anche di letteratura russofona (poeti di lingua russa fuori dalla Russia): Ch. Zakirov. Š. Abdullaev, L. Joonas, I. Kotjuch

 

INFO LINK NELLA SEZIONE BLOG DEL SITO I QUADERNI DEL BARDO EDIZIONI DI STEFANO DONNO

https://www.quadernidelbardoedizionilecce.it/

 




lunedì 19 ottobre 2026

Nuper #9 a cura di Franco Manzoni - su Isole di Germana Duca (Fara Editore)

 

Addio Café Lambert di Carmelo Claudio Pistillo - Prefazione di Giancarlo Pontiggia (La Vita Felice)

Un libro sull’addio che non racconta la fine in quanto è scritto dalla fine. Ogni verso è una sfida e un estremo gesto di fatalità compiuto dal poeta, preda di altre mani. La terra della poesia è la terra dell’origine e del punto di arrivo, che divora sia la vita sia la morte.
Procedendo per dialoghi e apparizioni, la poesia di Pistillo si fa teatro della vita, la memoria si fa scena, mentre l’immagine femminile assurge a simbolo dell’enigma e dell’imminenza. Se prima parla come una supplice: «Non uscire da questa mia scena d’inverno,/ non trattarmi da donna sola», un istante dopo annuncia la sua inviolabilità: «Sono diventata tua madre,/ non puoi più fare l’amore con me./ Non puoi uccidermi». Quattro movimenti compongono quest’opera metamorfica e d’irriducibile solitudine, il cui epilogo è la discesa verso la «soglia dei morti». Drieu la Rochelle, Rimbaud, Blok e altri, sono le grandi ombre della modernità tragica, convocate sul palcoscenico del Café Lambert.







sabato 17 ottobre 2026

L'ombra dell'infanzia di Silvia Rosa (Pequod)

 





Al terzo posto della classifica di qualità dell'Indiscreto 2026 - Sezione Poesia


Al centro della silloge si colloca la narrazione di una vicenda di abusi infantili: l’esito poetico sul tema della violenza prende spunto da un lavoro di ricerca che da tempo spinge l’autrice a indagare in ogni possibile direzione testimoniale, permettendole di attuare un serrato confronto con una pluralità di destini e di analizzare quel male all’interno di una cornice etico-sociale-culturale di più ampia riflessione. Orchi, matrigne malvagie, abbandoni, prigionie, avvelenamenti, incantesimi, c’è tutto il repertorio fiabesco, ma rielaborato in chiave lirico-saggistica, a capovolgere la falsa immagine, così cara anche alla pubblicità, della famiglia standard. Distrutte per sempre la gioia e la leggerezza, crolla, inevitabilmente, anche il lessico infantile nella nominazione del mondo: la poeta lo carica di lemmi grevi, inventa metafore dolenti e si avvale di una simbologia trasfigurata. In questa scrittura coraggiosa, che veicola un forte messaggio politico, il linguaggio diventa strumento di elaborazione e risignificazione divergenti, rispecchiando una verità più intima e profonda di quella che la superficie della realtà sembra suggerire

Nuper #7 a cura di Franco Manzoni - su Spaesamenti di Stefano Calafiore (Eretica Edizioni)

 

P.P.Pasolini: l’ossimoro vivente di Donato Di Poce (I Quaderni del Bardo Edizioni) #aivideo #top

 

martedì 6 ottobre 2026

Il tempo delle foreste blu di Erika Burkart a cura di Anna Ruchat (Molesini Editore Venezia)

 






La poesia di Erika Burkart non è soltanto una “lirica della natura”, nella tradizione di Annette von Droste-Hülshoff, come è stata spesso definita. La natura in cui Erika è immersa, infatti, non è statica, si anima nei suoi versi perché il suo “io” lì si mescola e convive con gli spiriti elementari o le «energie dell’anima», come lei stessa li ha definiti. Lo scrittore svizzero Hermann Burger, l’amico a cui Erika dedica una poesia che compare in questa raccolta, la colloca tra due grandi poeti di lingua tedesca del Novecento: Günter Eich e Paul Celan. L’osservazione della natura in Burkart, scrive Burger, si trasforma in riflessione sulla parola, sulla scrittura: «Burkart è in grado di leggere i disegni della nebbia e le decorazioni della brina», perché in ogni istante è in ascolto del canto del mondo. «L’ascolto è un dialogo con il silenzio», scrive Erika nella poesia Nel mezzo. «Le poesie sono gradi del silenzio».

Valdicastello: sulle colline di Pietrasanta torna la “Marcia della Poesia”, una passeggiata fra versi e memoria nel segno di Carducci – Ottiche Parallele magazine

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“Io non ho più niente di me”. Appunti sulla poesia di Mario Benedetti - Pangea

“Io non ho più niente di me”. Appunti sulla poesia di Mario Benedetti - Pangea

lunedì 5 ottobre 2026

Il canto delle parole. Le avventure della voce e della poesia di Gian Mario Villalta (Garzanti)

 Assuefatti alla scrittura, educati alla lettura silenziosa, abbiamo dimenticato che per secoli la poesia è stata canto e la metrica si è identificata con la ritmica. Se fare poesia è dare forma a una voce interiore che attinge alla memoria profonda della lingua e della sensibilità umana, pronunciare a voce alta i versi è un modo per entrare in contatto con il corpo sonoro delle parole: perché non c'è una parola muta nella nostra mente, ma, al contrario, ritmo, intonazione, melodia sono parte integrante dell'espressione verbale e del suo corredo di intenzioni e di emozioni. Ricomponendo una geografia poetica e culturale che in parte conosciamo e in parte ci offre paesaggi inaspettati, il saggio di Villalta ripercorre le avventure della voce che si fa verso – dagli aedi greci sino ai maestri del Novecento (da Celan a Montale, da Sereni a Zanzotto) – e ci invita a coltivare la lettura ad alta voce come esercizio capace di far risuonare la musica del testo e favorirne un ascolto condiviso. «Ritrovare la voce nella poesia», scrive l'autore, «significa leggerla di nuovo nella sua più antica vocazione: formare con le parole il tempo segreto di un incontro dentro i linguaggi che abitiamo, per celebrarli nella luce del canto e metterli alla prova dell'esistenza».




Presentazione del concorso di poesia “Saverio Marinelli” « ilTamTam.it il giornale online dell’umbria

Presentazione del concorso di poesia “Saverio Marinelli” « ilTamTam.it il giornale online dell’umbria

lunedì 28 settembre 2026

Ogni corpo ritorna di Giovanna Cristina Vivinetto (Crocetti)


























A otto anni dall'acclamato esordio con "Dolore minimo", primo testo in Italia ad aver affrontato in versi il tema della disforia di genere, Giovanna Cristina Vivinetto torna con un'opera di piena maturità poetica. "Ogni corpo ritorna" riprende il discorso poetico là dove sembrava essersi interrotto: dopo la separazione da un corpo e da un nome, ciò che pareva perduto riaffiora nella scrittura, ma non più identico a prima. Dai corpi dell'infanzia agli spettri familiari, dalle stanze della memoria alle forme lasciate indietro, il libro attraversa la materia fragile dell'identità e interroga la nostra sopravvivenza a tutto ciò che siamo stati. Utilizzando una lingua intensa e visionaria, Vivinetto compone un'opera necessaria sulla permanenza e sulla trasfigurazione, in cui ogni ritorno dischiude una soglia: il punto in cui la paura smette di essere un limite e diventa il luogo della vertigine dove impariamo a diventare grandi nello spavento. Presto avremo corpi nitidi e affilati, precisi come meridiane che scostano di lato il buio. Eppure nessuno sa se il fuoco crei o annulli lo spazio tra un nome e la sua paura.

Versi tra le onde: la poesia coreana di Choi Dongho a Lezzeno incontra la magia del lago di Como.

 

COMO (ITALY)