A CURA DI STEFANO DONNO VICE PRESIDENTE DELLA CASA DELLA POESIA DI COMO

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sabato 28 dicembre 2024

Ricognizioni e deduzioni di Nigro Michele Arcangelo (Raffaelli Editore)

È una poesia di ricerca profonda, nel suo dedicarsi “alle trivellazioni dello spirito” e nel suo sforzo leonardesco di ricapitolare la cultura e la storia che la sottendono, agendo come spola capace di trascorrere dal dentro al fuori e viceversa, e di muoversi tra persone e simboli, in contemporanea nello spazio e nel tempo, nei luoghi e nei paesaggi che raccolgono e compendiano senza soluzione di continuità gli stimoli positivi e negativi, respingenti e coinvolgenti, indifferenza e nostalgia, dolcezze e asperità. (Paolo Ruffilli)



Vittorio Gassman recita Giovanni Pascoli: 'L'aquilone'

domenica 15 dicembre 2024

Spazi d'esilio e presagi di Rosaria Ragni Licinio (Il Convivio)

"Ogni esilio è un grande questionamento sul nostro essere natii di luoghi da noi conosciuti e amati ma allo stesso tempo in perenne lontananza da quegli stessi lidi. E, a ben vedere, ogni creazione poetica vive di questo binomio, essendo il Poeta colui che, nella relazione intima e a volte urticante con la parola, si pone come un ascoltatore di un tragitto possibile di ritorno che quella parola gli indica. Tutto questo appare presente nella raccolta di Rosaria Ragni Licinio "Spazi d'esilio e presagi", una consapevolezza che è tipica di un poetare maturo in cui il gioco tra distanze e tempi manifesta elevate descrizioni di un mondo interiore in perenne movimento. Una raccolta questa che si situa sul sottilissimo crinale di un poetare del vissuto non privo della saggia capacità rielaborativa che lo riporta nel regno di un pensiero profondo e degno di una scrittura con richiami ai grandi autori del passato". (Sergio Daniele Donati)



sabato 14 dicembre 2024

Di cielo, di nuvole e di vento di Monia Gaita (Iride)

«La luce e l’accaduto si sono finalmente ricongiunti/ dopo anni di finzione»: è questa la morale in fondo positiva che si può trarre dal nuovo libro poetico di Monia Gaita, che segna l’ulteriore progresso di un processo di maturazione e di presa di coscienza dei propri mezzi espressivi cominciato già qualche anno addietro. A ciò si aggiunga un’altra conquista pure d’ordine etico: la progressiva metamorfosi pronominale dell’io lirico nel noi non meno antropologico-religioso che storico-esistenziale delle pagine conclusive, per un insieme davvero originale entro il contesto della nostra poesia contemporanea. E l’opera della poetessa irpina finisce così per oscillare fra i due poli della singolarità sensibile e della comunità problematica che coincide con l’intero genere umano. Suddiviso in quattro capitoli a struttura poematica, il libro si articola attorno alle dominanti di un’orazione funebre che diventa autoconfessione del soggetto in primo piano; teatro di una natura che trascina la puntuale vicenda del racconto in un gorgo di millenni; la feroce ma non disillusa messa in discussione della valenza positiva dello sviluppo storico; e la struttura di un’arringa un poco difensiva e un poco accusatoria condotta davanti a una corte giudicante, poiché – come in Kafka – «Il crimine è compiuto, ma l’antefatto è ignoto»



lunedì 9 dicembre 2024

Come un sentiero di matita. Poesie, prose, interventi di Pierluigi Cappello (Rizzoli)

 La scrittura come spiraglio di luce, la ricerca di parole “bambine”, gli omaggi alla terra e al dialetto friulani: sono i motivi cruciali della poetica di Pierluigi Cappello, che danzano tra queste pagine facendo arrivare le parole dritte al cuore e alla mente di chi legge.


La produzione in versi e in prosa del poeta friulano è qui raccolta nella sua interezza: da "Azzurro elementare" alle liriche scritte per la nipotina Chiara e tutti i bambini del mondo in "Ogni goccia balla il tango", dalle ultime poesie “strappate” a condizioni di salute sempre più difficili di "Stato di quiete" agli interventi giornalistici mai pubblicati prima in volume. Tutto contribuisce a ritrarre una delle voci più delicate e amate della poesia contemporanea italiana. Accompagnata dalle prefazioni delle illustri voci letterarie di Alessandro Fo, Gian Mario Villalta ed Eraldo Affinati, e con gli scritti introduttivi di Francesca Archibugi e Jovanotti ai volumi BUR, l’opera omnia di Cappello restituisce così l’uomo e la sua poesia, fatta di altissimo valore letterario, una semplicità di linguaggio e un’immediatezza di immagini capaci di parlare al nostro quotidiano. Il risultato non può che essere "sottile come un sentiero di matita"

Guido Gozzano - I COLLOQUI - Voce di sergio Carlacchiani, Il Clamorosissimo

domenica 8 dicembre 2024

Valori bollati di Mauro Imbimbo (La Bussola)

 La caratteristica dominante della raccolta è la satira, nei temi e nelle scelte linguistiche e fra i temi c’è la stessa Poesia, e i poeti, con tutte le loro idiosincrasie e piccinerie. Di conseguenza, è bandito l’autobiografismo, quasi assente l’amore. Versi volutamente “musicali”, lontani dalla prosa – uso della metrica quasi sistematico – presenza di rime e allitterazioni. Si ride ma sovente il riso è amaro, o almeno questa è l’intenzione. Tuttavia, non mancano poesie di argomento differente, che si potrebbero definire “esistenziali”. Anche queste ultime, però, non sono scritte in prima persona. Non è l’Io del poeta ad essere messo sotto il microscopio. Nel “micro” non c’è il “macro”, se non di rado, a differenza di quanto ritiene buona parte della poesia contemporanea


"affocata oscurità" Testo e voce di Sergio Carlacchiani

martedì 3 dicembre 2024

Una poesia di Anna Maria Carpi - dice: Sergio Carlacchiani

L’età verde – Alessandra Corbetta (Samuele Editore)

Nel tempo si scopre che diciamo “io” e ogni volta raduniamo una trama di ricordi, sequenze di immagini o situazioni che compongono quella leggenda, quell’esile mito di noi stessi. E più tardi, ancora nel tempo, diventiamo consapevoli del fatto che è una leggenda, un mito che resta scarso e fragile rispetto al nostro bisogno di essere. Eppure non possiamo ignorare che anche l’assoluto è una necessità, anche credere e sperare che ci sia davvero un “io” (e un “noi”) protagonisti della vita. Che qualcuno, una voce se non un “io”, risponda di quanto ci è accaduto e ci saldi agli altri, fatti della stoffa dei vivi e dei morti, che ha in comune quegli stessi fili dei quali è intessuta la vita che diciamo nostra. Per questo c’è ancora bisogno di immagini, di parole, di favola, di sonno e di sgomento. E della voce della poesia. Ma la trama del passato resiste nel flusso della vita che vuole ancora tempo, oppure si lacera proprio quando pare compiere un senso?

 
 
 
 
Nel bosco sempreverde nascono le bambine,
ripetono il giro da tempo immemorabile.
Tra gli alberi conservano i fermagli di ogni vita
ma sanno che presto saranno cianfrusaglie.
 
Dove sia il bosco sempreverde le bambine
non possono dirlo, né indicarlo sulla mappa.
Nessuna gelosia o avarizia, ma solo
un trucco per custodirne il segreto.
 
Così sulla strada lasciano un’assenza
o un vuoto più chiaro
perché nessuno possa trovarle.
Ma non credere che smettano d’aspettare…
 
 
La Madre retrocede nello splendore.
Stare nel bosco è rinunciare, amare tanto.
La bambina ha imparato da lei cos’è l’amore:
guardare insieme la vipera cantare.
 
In un angolo di bosco la Madre coltiva
fiori rossi e canta la bellezza della vita.
Stupita la guarda la bambina, osserva
che sopportare cambia la luce delle cose.
 
In un barattolo di vetro prepara occhi nuovi
per il grande compromesso.
E dorme e si sveglia intanto la bambina.
L’ha sentita agitarsi nel lettino…
 
 
 
Arrivò il giorno – un giorno –
in cui capii di somigliarti
più degli altri.
 
Non la somiglianza scommessa in sala parto
né quella al gioco degli scacchi.
Comunanza strana quella che ci lega:
la paura di ripetere gli errori dei padri.
 
 
 
 
Silenzio intorno, il cucù si è chiuso a riccio.
Nella stanza accanto sono scesi i santi
e ora ti stanno col fiato sul collo.
 
Concedi una lacrima da attrice teatrale,
perdendo calore ti fai gelo
e io mi trasformo in cristallo.
 
Di umano resta solo il copriletto
e il coniglio della sera prima.




lunedì 2 dicembre 2024

Melania Valenti Appunti DiVersi "Passano i mesi" Voce di Sergio Carlacchiani, il Clamorosissimo

Ruvido umano di Mariangela Gualtieri (Einaudi)

L’umanità ha le sue asprezze, la sua violenza nei confronti del mondo. E il nuovo libro di Mariangela Gualtieri si apre e si chiude con poesie che toccano il tema di questa ruvidezza. In una poesia ci si augura che «miglioreremo / siamo qui da poco. / Ancora non capiamo / e ci agitiamo troppo. / Ancora guerreggiamo». Ma nelle poesie civili che chiudono la raccolta l’indignazione sembra prevalere. All’interno di questa cornice, però, c’è il tesoro del selvatico, ci sono segni del sacro, c’è soprattutto il miracolo del silenzio, in cui «Tutto è un enigma felice / voce senza voce. Tutto dice / di sì mentre tace». Molte di queste poesie sono punteggiate dalla presenza di animali, domestici e non, quasi presenze angeliche, tramiti per «penetrare le segrete cose». Ma un altro filo conduttore della raccolta è dato dal tempo, un’entità che ci segna, ci modella, ma che prima o poi «scavalchiamo» per raggiungere «il tutto che rotola / intero. Il sontuoso / niente del cielo». Più che negli altri suoi libri, qui Mariangela Gualtieri ci parla della fine, che è fine dei singoli corpi, fine delle «maschere», ma anche continuità della vita. Modulando la sua voce tra durezze e dolcezze, incanti e disincanti, il suo è un invito all’attenzione e all’ascolto del visibile e dell’invisibile



domenica 1 dicembre 2024

Angela Botta " Oggi ho visto " Legge Sergio Carlacchiani, Il Clamorosissimo

Ascolterò gli angeli arrivare. Testo originale a fronte di Jon Fosse (Crocetti)

Questo volume raccoglie i più importanti componimenti poetici di Jon Fosse pubblicati nell’arco di quarant’anni, tra il 1986 e il 2016, e alcune poesie inedite.


Nella sua poesia è possibile ravvisare gli elementi e le tematiche che caratterizzano lo stile inconfondibile dell’autore. I paesaggi tipici del Vestlandet norvegese, le montagne e i fiordi, il buio, la luce e la neve fanno da cornice a una poesia che racconta della trasfigurazione del quotidiano, in cui passato, presente e futuro si mescolano, offuscando il confine tra vita e morte, tra sogno e realtà. Il minimalismo di Jon Fosse, che si concretizza in versi brevi e in un linguaggio semplice ma denso di significati, dona ritmicità alla scrittura, una musicalità ispirata alle onde che si infrangono instancabili sui fiordi della costa occidentale della Norvegia



COMO (ITALY)

Voxpopuli - Il poeta Cesare Viviani