A CURA DI STEFANO DONNO VICE PRESIDENTE DELLA CASA DELLA POESIA DI COMO

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sabato 28 dicembre 2024

Ricognizioni e deduzioni di Nigro Michele Arcangelo (Raffaelli Editore)

È una poesia di ricerca profonda, nel suo dedicarsi “alle trivellazioni dello spirito” e nel suo sforzo leonardesco di ricapitolare la cultura e la storia che la sottendono, agendo come spola capace di trascorrere dal dentro al fuori e viceversa, e di muoversi tra persone e simboli, in contemporanea nello spazio e nel tempo, nei luoghi e nei paesaggi che raccolgono e compendiano senza soluzione di continuità gli stimoli positivi e negativi, respingenti e coinvolgenti, indifferenza e nostalgia, dolcezze e asperità. (Paolo Ruffilli)



Vittorio Gassman recita Giovanni Pascoli: 'L'aquilone'

domenica 15 dicembre 2024

Spazi d'esilio e presagi di Rosaria Ragni Licinio (Il Convivio)

"Ogni esilio è un grande questionamento sul nostro essere natii di luoghi da noi conosciuti e amati ma allo stesso tempo in perenne lontananza da quegli stessi lidi. E, a ben vedere, ogni creazione poetica vive di questo binomio, essendo il Poeta colui che, nella relazione intima e a volte urticante con la parola, si pone come un ascoltatore di un tragitto possibile di ritorno che quella parola gli indica. Tutto questo appare presente nella raccolta di Rosaria Ragni Licinio "Spazi d'esilio e presagi", una consapevolezza che è tipica di un poetare maturo in cui il gioco tra distanze e tempi manifesta elevate descrizioni di un mondo interiore in perenne movimento. Una raccolta questa che si situa sul sottilissimo crinale di un poetare del vissuto non privo della saggia capacità rielaborativa che lo riporta nel regno di un pensiero profondo e degno di una scrittura con richiami ai grandi autori del passato". (Sergio Daniele Donati)



sabato 14 dicembre 2024

Di cielo, di nuvole e di vento di Monia Gaita (Iride)

«La luce e l’accaduto si sono finalmente ricongiunti/ dopo anni di finzione»: è questa la morale in fondo positiva che si può trarre dal nuovo libro poetico di Monia Gaita, che segna l’ulteriore progresso di un processo di maturazione e di presa di coscienza dei propri mezzi espressivi cominciato già qualche anno addietro. A ciò si aggiunga un’altra conquista pure d’ordine etico: la progressiva metamorfosi pronominale dell’io lirico nel noi non meno antropologico-religioso che storico-esistenziale delle pagine conclusive, per un insieme davvero originale entro il contesto della nostra poesia contemporanea. E l’opera della poetessa irpina finisce così per oscillare fra i due poli della singolarità sensibile e della comunità problematica che coincide con l’intero genere umano. Suddiviso in quattro capitoli a struttura poematica, il libro si articola attorno alle dominanti di un’orazione funebre che diventa autoconfessione del soggetto in primo piano; teatro di una natura che trascina la puntuale vicenda del racconto in un gorgo di millenni; la feroce ma non disillusa messa in discussione della valenza positiva dello sviluppo storico; e la struttura di un’arringa un poco difensiva e un poco accusatoria condotta davanti a una corte giudicante, poiché – come in Kafka – «Il crimine è compiuto, ma l’antefatto è ignoto»



lunedì 9 dicembre 2024

Come un sentiero di matita. Poesie, prose, interventi di Pierluigi Cappello (Rizzoli)

 La scrittura come spiraglio di luce, la ricerca di parole “bambine”, gli omaggi alla terra e al dialetto friulani: sono i motivi cruciali della poetica di Pierluigi Cappello, che danzano tra queste pagine facendo arrivare le parole dritte al cuore e alla mente di chi legge.


La produzione in versi e in prosa del poeta friulano è qui raccolta nella sua interezza: da "Azzurro elementare" alle liriche scritte per la nipotina Chiara e tutti i bambini del mondo in "Ogni goccia balla il tango", dalle ultime poesie “strappate” a condizioni di salute sempre più difficili di "Stato di quiete" agli interventi giornalistici mai pubblicati prima in volume. Tutto contribuisce a ritrarre una delle voci più delicate e amate della poesia contemporanea italiana. Accompagnata dalle prefazioni delle illustri voci letterarie di Alessandro Fo, Gian Mario Villalta ed Eraldo Affinati, e con gli scritti introduttivi di Francesca Archibugi e Jovanotti ai volumi BUR, l’opera omnia di Cappello restituisce così l’uomo e la sua poesia, fatta di altissimo valore letterario, una semplicità di linguaggio e un’immediatezza di immagini capaci di parlare al nostro quotidiano. Il risultato non può che essere "sottile come un sentiero di matita"

Guido Gozzano - I COLLOQUI - Voce di sergio Carlacchiani, Il Clamorosissimo

domenica 8 dicembre 2024

Valori bollati di Mauro Imbimbo (La Bussola)

 La caratteristica dominante della raccolta è la satira, nei temi e nelle scelte linguistiche e fra i temi c’è la stessa Poesia, e i poeti, con tutte le loro idiosincrasie e piccinerie. Di conseguenza, è bandito l’autobiografismo, quasi assente l’amore. Versi volutamente “musicali”, lontani dalla prosa – uso della metrica quasi sistematico – presenza di rime e allitterazioni. Si ride ma sovente il riso è amaro, o almeno questa è l’intenzione. Tuttavia, non mancano poesie di argomento differente, che si potrebbero definire “esistenziali”. Anche queste ultime, però, non sono scritte in prima persona. Non è l’Io del poeta ad essere messo sotto il microscopio. Nel “micro” non c’è il “macro”, se non di rado, a differenza di quanto ritiene buona parte della poesia contemporanea


"affocata oscurità" Testo e voce di Sergio Carlacchiani

martedì 3 dicembre 2024

Una poesia di Anna Maria Carpi - dice: Sergio Carlacchiani

L’età verde – Alessandra Corbetta (Samuele Editore)

Nel tempo si scopre che diciamo “io” e ogni volta raduniamo una trama di ricordi, sequenze di immagini o situazioni che compongono quella leggenda, quell’esile mito di noi stessi. E più tardi, ancora nel tempo, diventiamo consapevoli del fatto che è una leggenda, un mito che resta scarso e fragile rispetto al nostro bisogno di essere. Eppure non possiamo ignorare che anche l’assoluto è una necessità, anche credere e sperare che ci sia davvero un “io” (e un “noi”) protagonisti della vita. Che qualcuno, una voce se non un “io”, risponda di quanto ci è accaduto e ci saldi agli altri, fatti della stoffa dei vivi e dei morti, che ha in comune quegli stessi fili dei quali è intessuta la vita che diciamo nostra. Per questo c’è ancora bisogno di immagini, di parole, di favola, di sonno e di sgomento. E della voce della poesia. Ma la trama del passato resiste nel flusso della vita che vuole ancora tempo, oppure si lacera proprio quando pare compiere un senso?

 
 
 
 
Nel bosco sempreverde nascono le bambine,
ripetono il giro da tempo immemorabile.
Tra gli alberi conservano i fermagli di ogni vita
ma sanno che presto saranno cianfrusaglie.
 
Dove sia il bosco sempreverde le bambine
non possono dirlo, né indicarlo sulla mappa.
Nessuna gelosia o avarizia, ma solo
un trucco per custodirne il segreto.
 
Così sulla strada lasciano un’assenza
o un vuoto più chiaro
perché nessuno possa trovarle.
Ma non credere che smettano d’aspettare…
 
 
La Madre retrocede nello splendore.
Stare nel bosco è rinunciare, amare tanto.
La bambina ha imparato da lei cos’è l’amore:
guardare insieme la vipera cantare.
 
In un angolo di bosco la Madre coltiva
fiori rossi e canta la bellezza della vita.
Stupita la guarda la bambina, osserva
che sopportare cambia la luce delle cose.
 
In un barattolo di vetro prepara occhi nuovi
per il grande compromesso.
E dorme e si sveglia intanto la bambina.
L’ha sentita agitarsi nel lettino…
 
 
 
Arrivò il giorno – un giorno –
in cui capii di somigliarti
più degli altri.
 
Non la somiglianza scommessa in sala parto
né quella al gioco degli scacchi.
Comunanza strana quella che ci lega:
la paura di ripetere gli errori dei padri.
 
 
 
 
Silenzio intorno, il cucù si è chiuso a riccio.
Nella stanza accanto sono scesi i santi
e ora ti stanno col fiato sul collo.
 
Concedi una lacrima da attrice teatrale,
perdendo calore ti fai gelo
e io mi trasformo in cristallo.
 
Di umano resta solo il copriletto
e il coniglio della sera prima.




lunedì 2 dicembre 2024

Melania Valenti Appunti DiVersi "Passano i mesi" Voce di Sergio Carlacchiani, il Clamorosissimo

Ruvido umano di Mariangela Gualtieri (Einaudi)

L’umanità ha le sue asprezze, la sua violenza nei confronti del mondo. E il nuovo libro di Mariangela Gualtieri si apre e si chiude con poesie che toccano il tema di questa ruvidezza. In una poesia ci si augura che «miglioreremo / siamo qui da poco. / Ancora non capiamo / e ci agitiamo troppo. / Ancora guerreggiamo». Ma nelle poesie civili che chiudono la raccolta l’indignazione sembra prevalere. All’interno di questa cornice, però, c’è il tesoro del selvatico, ci sono segni del sacro, c’è soprattutto il miracolo del silenzio, in cui «Tutto è un enigma felice / voce senza voce. Tutto dice / di sì mentre tace». Molte di queste poesie sono punteggiate dalla presenza di animali, domestici e non, quasi presenze angeliche, tramiti per «penetrare le segrete cose». Ma un altro filo conduttore della raccolta è dato dal tempo, un’entità che ci segna, ci modella, ma che prima o poi «scavalchiamo» per raggiungere «il tutto che rotola / intero. Il sontuoso / niente del cielo». Più che negli altri suoi libri, qui Mariangela Gualtieri ci parla della fine, che è fine dei singoli corpi, fine delle «maschere», ma anche continuità della vita. Modulando la sua voce tra durezze e dolcezze, incanti e disincanti, il suo è un invito all’attenzione e all’ascolto del visibile e dell’invisibile



domenica 1 dicembre 2024

Angela Botta " Oggi ho visto " Legge Sergio Carlacchiani, Il Clamorosissimo

Ascolterò gli angeli arrivare. Testo originale a fronte di Jon Fosse (Crocetti)

Questo volume raccoglie i più importanti componimenti poetici di Jon Fosse pubblicati nell’arco di quarant’anni, tra il 1986 e il 2016, e alcune poesie inedite.


Nella sua poesia è possibile ravvisare gli elementi e le tematiche che caratterizzano lo stile inconfondibile dell’autore. I paesaggi tipici del Vestlandet norvegese, le montagne e i fiordi, il buio, la luce e la neve fanno da cornice a una poesia che racconta della trasfigurazione del quotidiano, in cui passato, presente e futuro si mescolano, offuscando il confine tra vita e morte, tra sogno e realtà. Il minimalismo di Jon Fosse, che si concretizza in versi brevi e in un linguaggio semplice ma denso di significati, dona ritmicità alla scrittura, una musicalità ispirata alle onde che si infrangono instancabili sui fiordi della costa occidentale della Norvegia



sabato 30 novembre 2024

Chicane di Daniele Beghè (Avagliano)

 «Nella poesia di Beghè un io mai autoreferenziale privilegia lo sguardo orientato verso il quotidiano: quello di una vita urbana straniante nella gravezza di un lavoro insicuro, fra strade che si aggrovigliano e si dipanano in curve e rettifili; piazze affollate; e auto e camion che vanno e vengono. Eppure, in questo mondo convulso ci sono anche luoghi reali e metaforici - le chicanes - che impongono lentezza, e persone e oggetti carichi di memorie che ne fanno scoprire altro, e di ben altro valore. Parlando con l'oggi e dell'oggi, della contemporaneità tecnologica e multimediale, dell'Aldiquà saturo di cose, la poesia di Beghè riporta all'umano che è slancio etico nonostante tutto. E Beghè tutto osserva per conoscere, ricorda per sentire e ri-ordinare: è la scelta della verità a imporre gerarchie. Il dettato si snoda in ritmi pacati pronti a sfociare con naturalezza in quelli più distesi della prosa: non prose poetiche, ma brevi capitoli, frammenti di vita e di passato, così come riemergono e si dispongono nella coscienza dell'autore a seconda delle sue intime necessità di sapere. In una realtà resa ipertrofica e che corre e corre lungo i giorni, il poeta ci sospinge a guardare sempre più lontano, verso un orizzonte metafisico. La poesia è la «bestia calma» che risuona in noi e richiama alle verità di cui abbiamo bisogno: preveggenza delle parole che dicono la nostra vita umana prima che essa accada, perché già accaduta» (Daniela Marcheschi)




"affocata oscurità" Testo e voce di Sergio Carlacchiani

domenica 24 novembre 2024

Gisella Canzian "il mio essere donna è" Voce di Sergio Carlacchiani ( Il Clamorosissimo)

Fiore di poesia (1951-1997) di Alda Merini (Einaudi)

 Quella di Alda Merini è una poesia che muove attorno a un dolore radicale, assumendo multiformi aspetti: di ferita biografica, incubo mentale, ansia ascetica. Ma i versi della poetessa si aprono a feconde contraddizioni e nel momento stesso in cui articolano la loro poetica del dolore dichiarano un senso panico della vita che ha gli accenti di una felicità sensuale, ingorda di erotismo, di ritmi terrestri e ritmi cosmici




sabato 23 novembre 2024

La nobiltà degli inermi di Rossella Valdrè

 «Si può solo scrivere / l'essenziale della vita?». Potremmo partire da questo emblematico distico di Rossella Valdrè per parlare della raccolta d'esordio della psicoanalista genovese che si affida al logos poetico per descrivere la situazione, disarmante e controversa, della madre malata. E non è un caso che il termine «inermità», con il quale l'autrice traduce il freudiano Hilflosigkeit, ricorra in maniera così insistente, accampandosi nel cuore stesso di tale dittico. Qui si descrivono non solo le vicissitudini relative all'assistenza a una persona anziana, relegata in una delle tante RSA spuntate nel nostro territorio, ma anche di alcune degenti «immobili» che la parola poetica dota di una fisionomia e una storia ben definite. La vita, «ridotta all'osso», sembra accontentarsi dei bisogni più elementari. Lo stesso rapporto tra madre e figlia non si risolve nel semplice capovolgimento dei ruoli ma conserva quel vicendevole dissidio sedimentato nel tempo: «Le due, le tre / di notte, / sono sveglia, / mi perseguitano i tuoi no». Nel giro di poche parole si riesce nel difficile intento di rendere esemplare uno dei frequenti contrasti che la malattia della madre tende gradualmente a stemperare. Gli sforzi compiuti si ripercuotono in una più consapevole ricerca dell'assistenza vissuta alla stregua di una dimensione salvifica: «Mi dà valore / piacere agli altri, per te». Così, nella «girandola / chiamata vivere», l'epifania sostituisce il responso clinico, insufficiente a soddisfare «i residui giorni» di una «Memoria impietosa». (p.d.p.)




Maura Baldini " MADRE " Voce di Sergio Carlacchiani

martedì 19 novembre 2024

Melania Valenti Appunti DiVersi "Passano i mesi" Voce di Sergio Carlacchiani, il Clamorosissimo

Esce una nuova raccolta poetica dal titolo Cantico degli amanti – Dalla parte del marito di Sabatina Napolitano per i Quaderni del Bardo Edizioni

Una nuova raccolta poetica intitolata “Cantico degli amanti – Dalla parte del marito” è disponibile sugli scaffali, pubblicata da I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno. L’autrice, Sabatina Napolitano, si impegna in una rilettura e riscrittura del “Cantico dei Cantici di Salomone”, distribuendo l’opera in sei sezioni che esplorano varie sfaccettature dell’amore. La prefazione del volume è stata curata da Pasquale Vitagliano, mentre Gianpaolo G. Mastropasqua ha offerto la sua già riconosciuta esperienza per la postfazione.

L’estasi amorosa è imponderabile. Il sentimento amoroso è indomabile. Le forme più comuni per rappresentarlo riempiono di sabbia le mani di chi voglia comprenderlo realmente. Non bastano le frasi rimate nascoste nei cioccolatini, neppure le meccaniche del sesso epigrammatico. Per fare un’esperienza di quanto rovente possa essere la materia dell’amore e nello stesso istante vibrante di una tensione mistica estrema fino al punto in cui dolore e piacere si toccano sorpresi, si può leggere questo Cantico degli amanti – dal lato del marito di Sabatina Napolitano. Come precisa la stessa autrice, la raccolta è un poema che rilegge (e riscrive) il Cantico dei Cantici di Salomone. Si divide in sei sezioni. In una di queste l’amante-marito diventa eteronomo della stessa poetessa. Mario Luzi, Herman Hesse, Özdemir Asaf, Hafez, ci accompagnano con i loro testi in questa inchiesta amorosa.

 

Mentre mi spogli diglielo a dio/ che per te sono la California, New York./ Diglielo a dio che io sono tutte le tue città. Prima e fuori da ogni lettura allegorica, ammesso che ce ne sia una, la sorgente di questo testo è il profondo desiderio amoroso dell’autrice. Sgorga dal profondo, l’eco risale da distanze lontanissime che non serve né colmare né esplorare, in quanto contengono la matrice da cui tracima il magma poetico, un mistero che invita alla conoscenza, non al disvelamento. Di questo fuoco scuro/ possa bruciare il tuo desiderio/ fin tanto che non lo spegni a me vicino./ (…) Sono una stella dal fuoco scuro,/ bevo vino dormendo con santi e poeti. Il fuoco è l’elemento che alimenta la vis poetica della Napolitano. (dalla prefazione di Pasquale Vitagliano)

 

‘‘Questa raccolta, coraggiosa e intenzionalmente a tratti scentrata dal proprio tempo, nonostante l’utilizzo talvolta di lemmi ‘social’, è in realtà un viaggio nella divergenza del sentire dove tutti i numi tutelari personali della poesia d’amore, orientali e occidentali, vengono convocati benché sfiorati, vengono invocati per salvare il nostro tempo dall’assenza d’Amore. In virtù e in correlazione con il Cantico delle origini, il marito e la moglie potrebbero sia essere maschio e femmina reali, sia coppia idealizzata o adamitica, nonchè estrema metafora, ossia rimanderebbero a Dio che ha in sposa la Terra/Umanità. Sabatina Napolitano, che può vantare una rara e sedimentata conoscenza letteraria contemporanea in rapporto alla giovane età, sia per il suo percorso personale che per la sua evoluzione e trasversalità in scrittura, è da ritenersi senza alcun dubbio, e questa raccolta lo conferma, tra le più autentiche poetesse italiane della sua generazione’’. 

(dalla postfazione di Gianpalo G. Mastropasqua)

 

Sabatina Napolitano, classe ‘89, è una poetessa, scrittrice, insegnante. Suoi testi sono apparsi nella rivista Gradiva, su La poesia e lo Spirito, Nazione Indiana, Neobar, Poesia del nostro tempo e diverse altre testate. La sua prima raccolta poetica è del 2010. Ha pubblicato un romanzo e otto libri di poesia.


lunedì 18 novembre 2024

Angela Botta " Oggi ho visto " Legge Sergio Carlacchiani, Il Clamorosissimo

Visite notturne di Stefano Simoncelli (Pequod)

Alcune cose che davano senso alle strade
dove ci abbracciavamo si sono nascoste
da un’ altra parte per non guardarmi.

Penso alle luci soprattutto e all’ombra
di mio padre che zoppica tornando a casa
inseguito da uno spropositato senso di colpa

che ho ereditato e come gli somiglio nella tosse,
nel respiro affannato per le troppe sigarette
perdendomi nel giro largo delle osterie

scomparse tra il mercato ittico e le darsene.
Cosa vedi adesso? Immagino giardini
o parchi senza nome dietro al cielo

dove non piove mai, non nevica
e qualcuno che si è addormentato
sfinito sulla rugiada di una panchina.




domenica 17 novembre 2024

"fuggiasco" Testo e voce di Sergio Carlacchiani

Staminali eterne di Pierluigi Bacchini (Mondadori)

Staminali eterne è dunque, al tempo stesso, l'alta conferma e un formidabile nuovo capitolo di una delle vicende poetiche di più singolare vitalità, tra sostanza di pensiero e libertà nella forma, della nostra poesia negli ultimi decenni.


Ecco un libro che ci arriva come una autentica, sorprendente novità a dieci anni dalla morte dell'autore. Poeta di inconfondibile fisionomia, in cui la complessità del pensiero si esprime nel segno di un costante rapporto tra reale dell'esperienza e senso attivo della natura, Pier Luigi Bacchini ha proseguito con incessante energia intellettuale la sua ricerca anche negli ultimi anni di vita. Il frutto ce lo rivela oggi l'attenta, puntuale devozione del figlio Camillo, che ha curato Staminali eterne, raccolta quanto mai variegata e ricca che, come argomenta Alberto Bertoni nel saggio introduttivo, si pone ai maggiori livelli dell'opera di Bacchini. Eccoci allora a vivo contatto con una narrazione lirica sempre aperta, tra memoria e storia, fino al tempo della guerra, con la presenza di innumerevoli figure minimali che si incidono nella pagina e diventano veri e propri personaggi. Ne nasce uno stillicidio multiforme di situazioni concrete in inquieti paesaggi: tra campagna agricola, torrenti, fiumi, mari, città. In questo libro postumo si respira a volte un'atmosfera di «composta disperazione», con presagi di fine nella vecchiaia di chi continua a osservare, sensibilissimo e reattivo, il mondo. Fedele alla sua ispirazione di autore immerso nell'universo naturale, Bacchini si conferma qui magicamente in sintonia con la dimensione animale e vegetale, oltre che in ascolto del «suono» che viene dal suo stesso corpo. A tutto questo si aggiunge un approdo religioso, cristologico, tra «anatomia vegetale» e riflessione sulla «fatica di Dio», in una indagine sulla bellezza, che si manifesta paradossalmente a volte in «un contrasto spettacolare di mostruose stranezze». Il tutto realizzato nei termini di una geniale libertà stilistica e, come scrive sempre Bertoni, in una «scrittura musicale alla Debussy, un po' come nel proto Montale degli Accordi»




sabato 16 novembre 2024

Poesia e apocalissi: la poesia come scienza dell'assoluto prima del Nulla oggi a Book City Milano con la poetessa Antonella Rizzo

“Poesia e apocalissi: la poesia come scienza dell'assoluto prima del Nulla” è un appuntamento sulla poesia all’interno della prestigiosa rassegna Book City Milano, nel quale è prevista la presentazione della raccolta di versi "L'ora del sole medio" di Antonella Rizzo (I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno). Converseranno con l'autrice Antonella Rizzo, Ottavio Rossani, giornalista, poeta e pittore, e Riccardo Giuseppe Mereu, poeta, attore e animatore culturale. Letture e partecipazione delle artiste Margarete Von Braitenberg, Rosaria Munafò, Serena Rossi, Francesca Magliani. Musica e canto di Marzia Dolci. L’appuntamento è previsto per OGGI 16 novembre 2024 ore 15,00 presso la Fabbrica del Vapore / Palazzina Liberty in Via Giulio Cesare Procaccini, 4, 20154 Milano

In un'epoca caratterizzata da un'accelerazione vertiginosa del tempo e da una frammentazione dell'esperienza, la poesia, lungi dall'essere un lusso o un esercizio stilistico, si rivela un'urgente necessità. Essa ci offre uno spazio protetto, un rifugio in cui riflettere sulla complessità dell'esistenza e tentare di dare un nome alle nostre emozioni più profonde.

L'incontro con "Poesia e apocalissi" ci invita a un'immersione totale nel mondo interiore dell'autrice, Antonella Rizzo, che con la sua scrittura ci conduce in un labirinto di significati, dove il personale si intreccia con l'universale. La poesia, in questo senso, diventa uno strumento di conoscenza di sé e degli altri, un ponte tra l'individuo e la collettività.

La scelta di accostare la poesia all'apocalisse non è casuale. L'apocalisse, intesa non tanto come fine del mondo, ma come rivelazione, come svelamento di una verità nascosta, rappresenta una metafora potente per descrivere la condizione umana di fronte all'ignoto. La poesia, in questo contesto, si configura come una sorta di "scienza dell'assoluto", in quanto cerca di cogliere l'essenza delle cose, di andare oltre l'apparenza per svelare la profondità dell'essere.

La fragilità umana, la ricerca del senso, il confronto con il limite sono temi perenni della poesia, ma assumono oggi una risonanza particolare. In un mondo dominato dall'incertezza e dalla precarietà, la poesia ci offre un'ancora di salvezza, un luogo in cui trovare conforto e speranza.

Attraverso le parole di Antonella Rizzo, esploreremo le sfide del nostro tempo, cercando di dare un senso al caos e all'incertezza che ci circondano. La poesia, in questo senso, diventa uno strumento di interpretazione della realtà, una lente attraverso cui osservare il mondo con occhi nuovi.

 

IL LIBRO DI ANTONELLA RIZZO L’ora del sole medio – raccolta di apocalissi minime (I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno)

(…) I poeti sono come gli angeli, non cambiano mai, è la tonalità del canto a cambiare con la forma del mondo. Nell’ora del sole medio ci sono solo naufraghi e migranti in lento movimento, impiccagioni, mute di cani rabbiosi, terra secca e raccolti perduti. C’è una guerra, lontana o forse vicinissima, c’è il segno di qualcosa che ha colpito i corpi con l’ineluttabile e cieca democrazia del male e del dolore. Non c’è ombra, tutto è luce accecante. (…) Ignazio Licata

(…) L’essenza di questo lavoro si rivela come una disamina della verità, di uno sguardo interiore in grado di leggere noi stessi non tramite il riflesso, ma attraverso la lente della distanza. Come se non ci riguardasse, come se non ci appartenessimo e, al contempo, come se fosse l’unico modo possibile per potersi appartenere davvero, per raggiungere la consapevolezza di ogni passo che tracciamo o abbiamo tracciato (…). Dario Talarico

Antonella Rizzo, nata nel Salento, vicino a un limone dai frutti neri, compie studi classici e umanistici. Approda alla ricerca accademica che lascia per una scelta di indipendenza. Dopo un lungo dialogo con il Senegal e con le comunità migranti, arriva a Milano dove insegna in scuole di periferia, scrive poesia e continua il suo lavoro di ricerca sulle identità plurali, diasporiche, che ammira come paesaggi.

 

Info Link Book City Milano

https://www.bookcitymilano.it/eventi/2024/macare-donne-poesia-e-apocalissi

 

I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno

https://www.quadernidelbardoedizionilecce.it/




 

 

COMO (ITALY)

Voxpopuli - Il poeta Cesare Viviani