Essendo un estimatore di whisky pregiati, potrei definire il mio lavoro poetico come il distillato sincero e genuino del vissuto, del visto, del sentito e del pensato… che a goccia a goccia ha stillato nel tempo della vita nei versi di questa raccolta, che non a caso ho intitolato con un “IO” attraversato da un graffio, da una ferita o feritoia (di fontaniana ispirazione), dai quali spillano e sgorgano insieme, in un solo condensato, l’essere, la persona, il senso, lo stile e i contenuti di ogni singola poesia. La poesia è per me la forma espressiva più personale e allo stesso tempo più pubblica che esista. La libertà è sempre stata la cifra del mio pensiero e (per quanto possibile) della mia vita, e inevitabilmente del mio scrivere. Non c’è menzogna in questi versi, talora sgradevoli, altre volte lirici, testimoni di chi è arrivato alla fine del mondo e ha ancora nostalgia dell’altrove. Lingua cruda, ma di elegante ironia, densa di citazioni nascoste, di sangue, merda, corpi stremati, cadaveri, macerie, fumo al carbon fossile, alta gradazione alcolica, amore e amicizia veri. Quindi, astenersi stomaci deboli…
A CURA DI STEFANO DONNO VICE PRESIDENTE DELLA CASA DELLA POESIA DI COMO
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