I due libri di Amedeo Giacomini, qui raccolti insieme a un’importante silloge di poesie inedite, rappresentano, Presumût unviâr per la poesia e L’arte di andar per uccelli col vischio per la prosa, due vertici della letteratura del Novecento. Nel primo, Giacomini, certamente il massimo poeta friulano della sua generazione, ci ha lasciato «lo splendido canzoniere della senilità presagita» (Isella), una sorta di appassionata resa dei conti di una vita con se stessa, in cui il tempo dell’uomo e quello della natura sembrano intrecciarsi e sospendersi a vicenda. Nel secondo, L’arte di andar per uccelli col vischio – che evoca nel titolo e nelle illustrazioni il prezioso trattato medievale di Federico II su L’arte di cacciare gli uccelli col falco – è la lingua italiana a esibire la sua immanente contemporaneità con tutti i suoi tempi, in una prosa che, per ricchezza e originalità, può reggere al paragone con quella delle Operette morali leopardiane, che Giacomini evoca esplicitamente nell’esergo.
A CURA DI STEFANO DONNO VICE PRESIDENTE DELLA CASA DELLA POESIA DI COMO
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