È quasi inarrivabile anche solo ideare, oggi, opere vertiginose come questa (e altre) di Amato Maria Bernabei. Il movente dell’omaggio al massimo poeta inglese - appena due le versioni, mentre gli altri 99 sonetti sono d’autonoma ideazione e ispirazione - disegna un percorso in cui sentimento e intelletto intrecciano tempo e memoria personali al tempo, etico e metafisico, del comune destino umano. L’eleganza e padronanza impeccabili dello stile rivelano l’attualità di una forma metrica che, quasi millenaria, si fa contemporanea in virtù di sintassi e lessico mai aulici, seppur lontani da forzate modernizzazioni. Compostissimo e vorticoso, emozionale e meditativo, il libro sancisce le potenzialità perenni di una poesia libera dal morso della caducità: “tematiche eraclitee e oraziane, tonalità petrarchesche, visioni dantesche, cromatismi pascoliani, abissi ungarettiani, concezioni montaliane e meditazioni leopardiane” (Massimo Bandini) cristallizzano in una perfezione volta, apertamente, all’eternità, trovando nella “religione della parola” la via maestra per “lasciare integri i termini del pensiero, unica luce di conoscenza nel viaggio impervio dell’uomo” (Sandro Bernabei).
A CURA DI STEFANO DONNO VICE PRESIDENTE DELLA CASA DELLA POESIA DI COMO
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