Quest’opera di Antonio Bux pare nascere dalla necessita? dell’autore di porre in versi la propria esperienza di vita partendo dalla giovinezza (trascorsa in terra natia di Capitanata) fino ad arrivare alla maturita?, vissuta per buona parte tra le zone della Catalogna. E? dunque una silloge che processa in un continuo e perpetuo nostos la sua filigrana esistenziale, realizzando la propria filosofia di pensiero tramite il paesaggio e i luoghi frequentati dal poeta. Paesaggio che, in questo caso, diventa pretesto di sparizione, in perfetta simbiosi con l’incede re/retrocedere dell’esperienza umana. Dunque, una sorta di onirica e metafisica mappatura esistenziale apparentemente vissuta senza una vera e propria terra di appartenenza, piuttosto come una continua destinazione che ha nell’origine la sua meta di arrivo. Questo viaggio e? percorso assieme a fantasmi, echi, visioni, introspezioni e geografie, sia fisiche che spirituali, cercando, per l’appunto, quel dialogo, possibile e impossibile al tempo stesso, con una dimensione “altra” che e? ancora una volta il paesaggio (condiviso con chi lo abita o lo ha abitato) in tutte le sue forme e sfumature, facendo si? che esso diventi un passaggio di testimone tra chi e? stato su questa terra e chi vi e? ora e un giorno rifletterà ad altri la propria sparizione.
A CURA DI STEFANO DONNO VICE PRESIDENTE DELLA CASA DELLA POESIA DI COMO
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