A CURA DI STEFANO DONNO VICE PRESIDENTE DELLA CASA DELLA POESIA DI COMO

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lunedì 30 settembre 2024

" quando la morte verrà a prendermi" Testo e voce di Sergio Carlacchiani

Anche gli alberi cantano. Le piante in poesia di Giovanni Tesio (Interlinea)

 Per chi ama la natura delle piante ecco un'antologia "vegetale", dalle radici alle foglie, dal fiore al frutto, che propone gli omaggi di alcuni dei maggiori poeti e poetesse del Novecento: da Eugenio Montale a Andrea Zanzotto, da Luciano Erba a Tonino Guerra, da Antonella Anedda a Vivian Lamarque e Alda Merini, nel solco di una tradizione letteraria che partendo da Cicerone e passando per Boccaccio e Leopardi arriva fino ai giorni nostri. Nella convinzione che, come scriveva Henry David Thoreau, «ben poco si può sperare da una nazione che abbia esaurito la propria matrice vegetale».




domenica 29 settembre 2024

Con parole remote di Giancarlo Pontiggia (Vallecchi Firenze)

«Pubblicata nel 1998 e insignita del Premio Montale, la prima raccolta poetica di Giancarlo Pontiggia, "Con parole remote", esce in questa nuova edizione con un racconto dell'autore. Dire però che si tratta della prima raccolta è improprio e riduttivo. Il volume già al suo apparire ha rappresentato non solo un esordio, ma un vero e proprio nuovo inizio. Per due ragioni: una estrinseca e una intrinseca. Quella estrinseca rinvia alla temperie poetica di quegli anni controversi. Invece quella intrinseca riguarda l'idea stessa di ciò che la poesia vuole essere. Testo inaugurale che è ben più di un debutto, perché è ripresa e ricominciamento, "Con parole remote" è abitato da una voce antica che lo intona e ne costituisce il basso continuo. Voce che precede ogni dire successivo. L'evocazione-invocazione attraversa, scandisce, ritma l'intera raccolta. Come per magia il silenzio è fatto risuonare di una verità sepolta, dimenticata, ma presente. Non altro il compito della poesia. Pontiggia è perfettamente consapevole che tutto il suo lavoro poetico "sottintende un dialogo segreto con delle forze, dei numi silenziosi e tutelari". Numi amichevoli, benefici, e dotati di una loro capacità salvifica, sono le metafore e le figure di senso che la poesia produce in modo nient'affatto arbitrario e che appartengono alla realtà, abitano le profondità dell'essere. La poesia non le inventa, semmai le riscopre e le accoglie. Compito della poesia, afferma Pontiggia, è "ricostruire una nuova sintassi, dialogica, leggibile, capace di custodire il senso del mistero, o almeno di non disperderlo, di serbare il suo nocciolo sacro, impronunciabile"» (dall'introduzione di Sergio Givone)



Loretta Fusco - Stanotte ti ho sognato - Voce di Sergio Carlacchiani

sabato 14 settembre 2024

Camillo Sbarbaro, poesia e natura

Scisma di Ilaria Palomba (Les Flâneurs Edizioni)

"Scisma" è un poemetto che prende forma a partire dal diario poetico condiviso da Ilaria Palomba in ospedale durante la lunga degenza nell’unità spinale del CTO di Garbatella dal 25 maggio al 28 ottobre 2022, dopo un mese di rianimazione all’ospedale San Giovanni Addolorata. "Scisma" parla di suicidio, disabilità, ospedalizzazione, psichiatrizzazione, rifiuto del dono della vita e poi ritorno alla fede nella vita e in Dio. Ma questo poemetto non è solo un modo per resistere alla degenza, è anche un testo brulicante, una voce alla ricerca delle sue origini letterarie, un costante confronto con i maestri; i versi sono intrisi di citazioni occulte, dalla Pizarnik alla Rosselli, da Celan a Metz. È diviso per giorni, come L’uomo che pende di Thierry Metz. Nella maggior parte dei componimenti la poesia è puro fatto che accade, e la parola coincide con l’accadere della cosa: il dettato ha l’evidenza della musica, delle immagini, l’aderenza tra parola e cosa porta a credere non vi sia mediazione. Solo in alcuni momenti la parola si stacca e torna a essere lingua astratta, qualcosa che circonda la realtà nominata, la accosta, la sfiora senza però fondersi con essa.



martedì 10 settembre 2024

Chiara Valerio ricorda Patrizia Cavalli

Camillo Sbarbaro. Scrivere per vivere di Francesco De Nicola (Ares)

 "Non mi misi mai di proposito davanti a un foglio bianco; per aver pubblicato, non sentii mai d’aver contratto impegni, neppure con me stesso. Lavorai, non è quindi la parola giusta; se la frase non si prestasse a interpretazioni metafisiche, direi che scrissi sempre sotto dettatura" Camillo Sbarbaro Solitamente conosciuto per l’aspetto malinconico e solitario, Camillo Sbarbaro (1888-1967) è stato in realtà uno dei più grandi scrittori che la Liguria ha dato al Novecento, come attesta la sempre maggiore attenzione della critica. In questo libro, Francesco De Nicola offre ai lettori un ritratto inedito e privo di definizioni univoche di un autore che trovò nella scrittura la principale ragione di vita. Scrivere era per lui un’estensione di sé, un’esigenza interiore e privata. Senza nutrire ambizioni di gloria, Sbarbaro si è di fatto tenuto fuori dall’ambiente letterario, ma è stato proprio questo “scrivere per vivere” che lo ha reso un personaggio raro, se non unico, nel mondo letterario italiano del Novecento: del tutto originale nel vivere le sue alterne vicende umane e nello scrivere pagine che oltrepassano il tempo e che, ancora oggi, sono in grado di coinvolgere il lettore.




lunedì 9 settembre 2024

Tradurre Lucrezio di Milo De Angelis

Vinegar Hill. Testo inglese a fronte. Ediz. bilingue di Colm Tóibín (Interno Poesia Editore)

Le lettrici e i lettori dei romanzi di Colm Tóibín, tra i quali "Brooklyn", "Il Mago", "The Master" e "Nora Webster", da oggi anche in Italia potranno incontrare la visionarietà dello scrittore irlandese che per la prima volta si è cimentato, con "Vinegar Hill", nella poesia. Un libro che esplora lo spazio liminale tra esperienze private ed eventi pubblici, attraversando argomenti come politica, amore queer e il tema della morte. Come indica nella prefazione Patrick McGuinness, le poesie di Tóibín «esprimono identità e solidarietà complesse e a diversi livelli: nazionali, sessuali, famigliari, comunitari, ideologici o religiosi. Le sue poesie, come i suoi romanzi, si dedicano a quei momenti in cui queste identità si connettono o si sovrappongono, o collidono e si scontrano».



domenica 8 settembre 2024

Tertenia, 01-09-2023: Poesia improvvisata [ Agus-Muntone]

Casa dell'acqua. Poesie (1982-2022) di Ángeles Mora (AnimaMundi Edizioni)

"Casa dell’acqua" è la prima antologia in traduzione italiana di Ángeles Mora, tra le voci più significative della poesia spagnola contemporanea. Il volume, a cura di Valentina Colonna, e con postfazione di Matteo Lefèvre, raccoglie quarant’anni di poesia dell’autrice andalusa. Con un canto d’amore e di perdita, capace anche di ironia e di vivace leggerezza, Ángeles Mora accompagna il lettore in luoghi remoti e vicini: nell’infanzia, nella dimenticanza, nella paziente cura del quotidiano, in ascolto del richiamo dell’acqua, nell’equilibrio costante tra luce e ombra, che appartiene alla sua terra e agli spazi della sua anima. Il libro contiene anche un’intervista inedita all’autrice a cura di Valentina Colonna



giovedì 5 settembre 2024

Per la Rassegna “Qui Se Mai Verrai / Il Salento dei Poeti” OGGI presso l’Ex Conservatorio Sant’Anna a Lecce presentazione del libro Di Venti Varia di Anna Rita Nutricati

Per la Rassegna a cura del Fondo Verri di Lecce e con il Patrocinio del Comune di Lecce “Qui Se Mai Verrai / Il Salento dei Poeti” giovedì 5 settembre 2024 ore 20,00 presso l’Ex Conservatorio Sant’Anna a Lecce è prevista la presentazione del volume edito da I Quaderni del Bardo Edizioni, Di Venti Varia di Anna Rita Nutricati Interverranno con l’autrice l’editore Stefano Donno e con il flauto traverso Ivano Bisanti accompagnerà la lettura dei versi

L’opera prima di Anna Rita Nutricati, nel titolo: “Di venti varia”, racchiude un messaggio enigmatico e, allo stesso tempo il segno connotativo, oggi raro, di una personalità discreta e appartata, propria dell’autrice.

 

Il titolo, comunque suggestivo, sembrerebbe infatti suggerito, addirittura sussurrato da una voce ignota, pervaso da una misteriosa, apparente estraneità, come si trattasse di un’affermazione vera e propria, però esterna all’opera; affermazione non certo imperativa o impositiva, ma casomai rivelatrice. Un velo, o meglio, un solido paravento linguistico che è, alla fine, il codice dell’intera raccolta. Quindi il titolo non poteva essere un marchio, un logo caratterizzante il lavoro qui presentato, ma, forse, la sintesi – per così dire – di un’introduzione all’opera stessa, formulata con le medesime attenzioni formali dei testi.

 

Naturalmente questo possiamo solo fingere di supporlo, per evidenziare anche nel titolo quel timbro di cui la raccolta stessa si caratterizza. È evidente però che la stessa autrice sia l’artefice di questo meccanismo e, in tal maniera, volutamente ci fornisca una formula interpretativa o, in ogni caso, una via ideale per accompagnarci nella lettura dai toni e forme articolate lontane da certe consuetudini e ricche, invece, di una cólta e marcata ricerca personale.

 

Il gioco fonetico e semantico che traspare dal titolo, va in questa direzione ed è intenzionalmente ambiguo, sulla scia di quella forma, in qualche modo ermetica. accostabile più al lontano trobar clus, che a esperienze letterarie di epoche a noi più vicine.

 

La silloge si compone di tre sezioni: Per Asfodeli, in cui l’allestimento finalistico e dispersivo, cerchiato nel giglio dell’Ade, mira alla perduranza di un legame che transita nel corpo a convito di un mutilo filo. La seconda sezione è intitolata Iconografia, per l’unicità ripetuta del soggetto e lo sforzo della raffigurazione, sordo alle intimazioni dell’assenza, alle strida del travaglio immaginativo.

 

La terza e ultima sezione Fuoriscena quasi suggerisce una connotazione teatrale, da terzo atto della commedia, anche se questo non dovrà fuorviare circa eventuali coup de théâtre o finali a sorpresa, anzi si tratta di un consolidamento, a chiaro, delle sezioni che la precedono. (…)

Anna Rita Nutricati vive la poesia nella sua accezione più alta, modellando una lingua sui timbri e le forme provenienti da uno studio rigido, sia del pensiero sia del significato che, con incastri a coda di rondine, ci consegnano componimenti netti, mai lasciati nella sospensione del déjà-vu, anche al cospetto di un “Io” non di rado dolorante, torturato che mescola il suo stesso sangue con quello del mondo, che fonde materia viva e inerte, in un’unica voce. Voce che ammette,” lasciai avvenire/ ciò che venne”. oppure “per poca fede, /si fece ostia/ la mia carne”. Un Io cosciente del proprio destino, fermo nella sua solidità e nella sua fragilità, che si rigenera al riparo della possente fortezza della lingua che parla a sé e a noi.  (Alessandro Franci)

 

Laureata in Lettere Moderne presso l’Università del Salento, Anna Rita Nutricati, coltiva la passione per la poesia e la critica letteraria. In tale ambito ha pubblicato recensioni e note di lettura su Versante Ripido, Spagine, Letteratour. Sue poesie sono state riprese da riviste e blog letterari.

 

Di venti varia è la sua opera di esordio

Per Info

Ingresso gratuito

Tel: 327/3246985


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martedì 3 settembre 2024

Gara di Poesia Improvvisata [Sodde - Agus] - Prima parte-

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