I versi amari e corrosivi della prima raccolta poetica, l’implacabile
azione del tempo che consuma la vita, sfociano in questi Versi spudorati in una
sconsolata autocoscienza che contempla anche il dolore a confronto, come scrive
Stefano Carrai nella prefazione, ”coi giorni perduti, come una ferita
narcisistica in più rispetto a quella inferta dal tempo”. Progettare non è un
verbo praticabile, rimpiangere non serve, c’è solo una realtà che si consuma
passo dopo passo, unico sogno è procedere verso la natura e il mito, e per un
attimo si possono chiudere gli occhi immaginando, scrive l’autore,
irrealizzabili avventure
A CURA DI STEFANO DONNO VICE PRESIDENTE DELLA CASA DELLA POESIA DI COMO
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